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Il
massimo del sapore non lo gustiamo mai nelle parole rare o in quelle del
costume - le parole che non hanno precisa cittadinanza, le parole che
Machiavelli accusava di lenocinio - ma nelle pure e originarie - nel reale
- quando siano sospinte dalla forza vitale come da una matrice e sboccino
nella chiarezza dello spirito come fiori. Parole-corolle, scandite dalle
loro vocali e consonanti come da petali e nervature. «O mein Herz,
wird untrügbarer Kristall / in dem das Licht sich prüfet…».
Oppure: «Tearful city / whose stars / of matchless splendor / and
in brightedged / clouds…»”. Cristina Campo |
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LA
VALIGIA DEL LETTORE - 2012 |