Il massimo del sapore non lo gustiamo mai nelle parole rare o in quelle del costume - le parole che non hanno precisa cittadinanza, le parole che Machiavelli accusava di lenocinio - ma nelle pure e originarie - nel reale - quando siano sospinte dalla forza vitale come da una matrice e sboccino nella chiarezza dello spirito come fiori. Parole-corolle, scandite dalle loro vocali e consonanti come da petali e nervature. «O mein Herz, wird untrügbarer Kristall / in dem das Licht sich prüfet…». Oppure: «Tearful city / whose stars / of matchless splendor / and in brightedged / clouds…»”. Cristina Campo

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